Pianista, musicologa, scrittrice e docente italiana

Piano

Recensioni

Le ultime Sette Parole: partecipato evento

Alberto Tonietti, "Il Sempione"
16 / 3 / 2012

 

È un pubblico favorevolmente scosso quello che, la sera di domenica 4 marzo, è uscito dalla chiesa parrocchiale di Varallo Pombia dopo aver assistito ad un evento suggestivo, di quelli che non si dimenticano.



 

[…] La musicologa torinese Chiara Bertoglio ha presentato una conferenza-concerto sulle “Ultime Sette Parole del Nostro Redentore in Croce” di Franz Joseph Haydn nella versione per pianoforte solo.

È significativo citare alcune delle osservazioni dei presenti, raccolte “a caldo” sul sagrato e dalle email del giorno dopo: “la testimonianza di come il talento vada coltivato, sviluppato e messo a disposizione degli altri”; “un’interpretazione che è andata dritta al cuore più di qualsiasi altra mai sentita”; “bisognerebbe avere molte più occasioni come questa”; “quanti spunti per la vicina s. Pasqua”.

Ancora una volta, da quel lontano venerdì santo del 1787 a Cadice, la composizione di Haydn ha quindi raggiunto il suo scopo di descrivere in musica la morte di Gesù sulla croce, per mezzo delle componenti ritmiche e melodiche delle sette frasi pronunciate prima di morire, il suo ultimo testamento spirituale prima della Resurrezione. […]

Come descritto dalla stessa Bertoglio nella trattazione introduttiva, l’afflato che ne deriva non è mai incline alla disperazione, ed in alcuni momenti assume persino il carattere di una danza spensierata, a descrivere la femminilità di Maria oppure a dirci semplicemente che ormai “tutto è compiuto” e possiamo già guardare oltre, alla resurrezione. È quindi la speranza, per l’intera opera, a dominare sulla disperazione, anche nei momenti più drammatici.

Va da sé che, nell’eseguire questa composizione, l’esecutore si assume una responsabilità teologica colossale su ciò che comunica all’ascoltatore. […] La versione per pianoforte è estremamente “coraggiosa” perché, sebbene l’interprete disponga di una “macchina” dalle possibilità dinamiche ed espressive rilevanti, occorre saperle dominare e contemporaneamente gestire nei limiti dello strumento, in un terreno armonico e contrappuntistico complesso. Proprio questo è il punto che ha reso l’esecuzione di Chiara Bertoglio così grande, per l’autorevolezza, il rigore, la limpidezza e la forza comunicativa con cui ha saputo esporlo, producendo un autentico capolavoro nel capolavoro.

A complemento dell’esposizione musicale, la musicista torinese ha impiegato una voce recitante, che ha interpretato sette poesie scritte appositamente per il contributo della meditazione, introducendo ciascuna delle sonate. Una semplice ma geniale trovata, particolarmente apprezzata dal pubblico.

Alberto Tonietti

Il Sempione, 16 marzo 2012 

Grandi emozioni offerte dall’Orchestra Sinfonica Giovanile

Carla Zanetti Occleppo, in “Il Risveglio popolare”
9 / 2 / 2012

Il Primo Concerto di Beethoven è stato eseguito dalla solista Chiara Bertoglio, giovane molto talentuosa che ha creato un’atmosfera incantata col suo stile intimista, un fraseggiare parlante, una concentrazione completa su ogni passaggio, ogni nota, ogni modulazione, ogni minimo scarto agogico o dinamico… Ogni istante era goduto in sé e per sé, e rimaneva inciso nel cuore di chi ascoltava

 queste esecuzioni tutte interiorizzate, che nulla concedevano alla ricerca dell’effetto, e, perciò stesso, ancora più profondamente espressive: un così completo abbandono alla ricerca del tu-per-tu con la musica, che presuppone un perfetto superamento di ogni problema tecnico. La voce del pianoforte, resa ancor più accattivante dal bellissimo tocco di Chiara, era fasciata dalla voce dell’orchestra, molto “presente” ma discreta, con un effetto di perfetto equilibrio fonico. Veramente bravi tutti, solista, direttore (Claudio Maria Micheli) e orchestrali! Eseguito stupendamente l’Improvviso di Schubert fuori programma.

Piccole foreste crescono

Marco Pisasale
10 / 3 / 2011

PADOVA - La rassegna, iniziata il 16 novembre 2010, ha avuto il suo momento centrale l’1 marzo scorso, con il concerto di Chiara Bertoglio, brillante pianista con un curriculum internazionale di tutto rispetto. La Bertoglio ha regalato ai partecipanti un pomeriggio indimenticabile. L’interpretazione garbata delle Kinderszenen di Schumann è sembrato un omaggio ai due bambini presenti in sala: vivaci ma silenziosi, ora attenti e partecipi, ora sonnecchianti col capo reclinato sul grembo della mamma, i due giovanissimi spettatori hanno mostrato un raro quanto ammirevole esempio di buona educazione. Arabesque, sempre di Schumann, ha aggiunto un tocco di brio virtuosistico alla prima parte del concerto. Ma la perla preziosa, quella per cui valeva la pena vendere tutti i propri averi, è stata l’esecuzione della Sonata in La maggiore D 959 di Schubert. Parte integrante della performance è stata l’introduzione esposta dalla pianista stessa: Chiara Bertoglio, scrittrice e ricercatrice oltre che pianista, non solo ha impiegato le proprie conoscenze musicologiche per offrire una breve e penetrante guida all’ascolto, ma ha anche dato in pochi cenni una visione personale e profonda del mondo interiore di Schubert, un mondo fatto di dolore, tragedia e squarci di serenità legati in una catena senza fine. Nel complesso una presentazione chiara e avvincente, frutto di una meditazione maturata nelle mani, nella mente, nel cuore.

I quattro movimenti della sonata, perciò, si sono dispiegati in un’atmosfera densa di emozioni palpabili, cibo per l’anima dei fortunati presenti: il pubblico era stato messo in grado di porsi sulla stessa lunghezza d’onda dell’esecutrice e, per suo tramite, del compositore, in una perfetta realizzazione di quel circolo di creazione e ri-creazione dell’opera d’arte di cui parlava John Dewey. Esperienze estetiche di questo tipo lasciano segni indelebili nella vita di chi le prova.

Yves Bergé su "Zibeline"

Yves Bergé, “Zibeline”
16 / 2 / 2011

Chiara Bertoglio, giovane pianista (27 anni) ha tenuto il suo primo recital a otto anni e suona, da allora, nelle sale più prestigiose. Musicologa, ha scritto cinque libri, di cui uno, notevole, sul tema del viaggio in epoca romantica. Due sonate di Scarlatti hanno aperto le danze: tocco delicato, articolazione limpida, trilli ed ornamenti come vivaci saette. Ha poi incatenato, subito dopo, i dodici Studi op. 10 di Chopin, ciclo tecnicamente temibile. Il primo in do maggiore, con bassi sonori ed una mano destra agilissima. Il presto diabolico in do diesis minore del numero 4 è stata una burrasca di virtuosismo. Lo studio n. 12, il celebre “Rivoluzione” con i suoi terribili arpeggi nella mano sinistra, onde che inondano l’Europa di un soffio di libertà. Slancio, varietà, un romanticismo senza leziosaggine. Che dire dei Quadri da un’esposizione di Mussorgskij, che si ascoltano troppo spesso solo nella versione orchestrale, certamente magnifica, di Ravel! La Promenade, leitmotiv tanto ricco e variato; uno Gnomus intrigante, di stupefacente teatralità. Il Vecchio castello, tutto in sospensione, sublime; Bydlo dall’impressionante crescendo, Limoges. Le Marché, velocissimo. E questa Grande Porta di Kiev che si vorrebbe non veder chiudere mai, tanto la pianista abita questi quadri con una rara emozione: sotto le sue dita, un museo dai mille colori, intimo e grandioso. Il pubblico in piedi reclamava un bis. Ce ne sono stati quattro, fra cui un bellissimo Improvviso di Schubert, e Traumerei dalle Scene Infantili di Schumann, cesellato come un ultimo sospiro, che si desiderava condividere con Chiara e la sua grande sensibilità musicale.

Trascinante pianista all'Holmer Mühle

"pal", Hamburger Abendblatt
29 / 6 / 2006

Chi era presente, lo può testimoniare: era incredibile da vedere e da sentire. La giovanissima, talentuosa pianista italiana Chiara Bertoglio, classe 1983, ha dato un concerto con due brani importanti: la Sonata D 959 di Schubert, composta poco prima della morte, ed i Quadri da un’esposizione di Mussorgskij. La pianista, premiata in molti concorsi, e diplomata all’Accademia romana di Santa Cecilia, è una musicista brillante ed affascinante. Ha tenuto concerti alla Carnegie Hall di New York, al Concertgebouw di Amsterdam, e - martedì - anche nell’Holmer Mühle. Chi non c’era, si è perso qualcosa di meraviglioso.

Naturalmente, nella Sonata di Schubert, si poteva sentire il presentimento del compositore per la sua prossima fine. Soprattutto il secondo tempo, in un tempo lento ternario, ha il tono rassegnato di un invito alla danza da parte della morte. Un impetuoso adirarsi si inserisce nel mezzo, facendo abbandonare il metro corrispondente. Anche il terzo tempo suona in parte come un fuoco fatuo, spesso come una danza zoppa. Sembra poi che l’ultimo movimento non voglia saperne del senso di oppressione dei suoi predecessori.
Mussorgskij scrisse il suo ciclo pianistico su quadri di Viktor Hartmann. Il ciclo è unito dal tema, che continuamente riappare, della Promenade. Il tono del brano va dal tema marcato della Promenade fino ad un gesto quasi impressionistico, come, ad esempio, nel Balletto dei pulcini.
Chiara Bertoglio sorprese continuamente. È una focosa, emozionante pianista, ama i toni possenti, incanta ugualmente con i passaggi più teneri ed è, come ha mostrato il secondo bis, anche molto spiritosa.

Pagine