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Il nuovo CD di Chiara Bertoglio rappresenta la prima tappa di un nuovo progetto discografico per Da Vinci Classics dedicato agli Oratori eseguiti al pianoforte. In questo primo volume troviamo due prime registrazioni mondiali: quella della versione pianistica delle Ultime Sette Parole del Nostro Redentore in croce di Haydn, nella realizzazione di Carl Czerny (allievo di Beethoven e maestro di Liszt), nonché quella della versione originale dei Biblische Bilder ("Immagini bibliche") di Carl Reinecke. 

Il CD è impreziosito da una prefazione del bisnipote di Reinecke e da una dedica al Card. Ravasi, esimio biblista, in occasione del suo 80° compleanno. Il booklet è, come sempre, a cura di Chiara Bertoglio, e può essere letto qui di seguito. L'immagine di copertina si basa su una fotografia di Chiara Bertoglio, che ritrae una "corona" intrecciata con il filo spinato e realizzata da uno sconosciuto soldato della Prima Guerra Mondiale, che la abbandonò in una trincea sulle Dolomiti. 

 

Booklet

La Bibbia non è solo il testo sacro di innumerevoli credenti nella storia, ma anche la fonte di numerosissime opere d'arte e un capolavoro letterario a sé stante. Storie, personaggi ed episodi della Bibbia hanno ispirato molti dei più grandi esempi di arte visiva della storia occidentale, ma anche capolavori musicali come il Messia di Händel o le Passioni di Bach, nonché romanzi, poesie, drammi e, in tempi più recenti, film.
Questo album Da Vinci Classics presenta due di queste opere, che rispecchiano due diversi punti di vista sulla musica ispirata alla Bibbia. Le Sette Ultime Parole di Franz Joseph Haydn sono ispirate e invero modellate, come vedremo, su sette frasi che si trovano nei Vangeli – in effetti, le ultime sette frasi pronunciate dal Cristo morente sulla Croce. I Biblische Bilder di Carl Reinecke rappresentano, invece, quattordici episodi liberamente estratti sia dall'Antico sia dal Nuovo Testamento.
L'opera di Haydn è stata concepita per una performance pubblica, ed è stata il risultato di una precisa commissione. Al compositore austriaco era stato chiesto da un canonico della Cattedrale di Cadice, in Spagna, di scrivere la musica per un'affascinante devozione che si svolgeva solitamente a Cadice il Venerdì Santo. L'intera ambientazione era altamente drammatica, come era stato informato lo stesso Haydn. Nelle sue stesse parole: "Alle pareti, le finestre e i pilastri della chiesa era appeso un panno nero, e solo una grande lampada appesa al centro del tetto rompeva l'oscurità solenne. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e la cerimonia iniziava. Dopo un breve servizio il vescovo salì sul pulpito, pronunciò la prima delle sette parole (o frasi) e un discorso su di essa. Finito questo, lasciò il pulpito e cadde in ginocchio davanti all'altare. L'intervallo veniva riempito dalla musica. Allora il Vescovo pronunciò similmente la seconda parola, poi la terza, e così via, seguendo l'orchestra alla conclusione di ogni discorso. La mia composizione era soggetta a queste condizioni, e non era compito facile comporre sette adagi della durata di dieci minuti ciascuno, che si susseguissero senza affaticare gli ascoltatori; anzi, trovai del tutto impossibile limitarmi ai limiti prefissati”.

Haydn originariamente compose una partitura orchestrale, che fu eseguita il Venerdì Santo del 1786; l'anno successivo furono pubblicate le versioni per quartetto d'archi (del compositore) e per tastiera (da lui approvata). Nel 1796 lo stesso Haydn rielaborò l'opera come oratorio con parti cantate. La varietà di questi adattamenti testimonia il grande successo riscosso da quest'opera; un successo che è pienamente giustificato dalla bellezza musicale e dalla profondità spirituale del ciclo.
Una solenne Introduzione, con il ritmo puntato tipico delle ouverture francesi, apre la serie; invita gli ascoltatori ad un atteggiamento composto, serio e concentrato, corrispondente alla meditazione della Passione di Cristo e delle ultime parole che ha lasciato ai suoi discepoli. Seguono le Sonate che mettono in musica le sette “Parole” vere e proprie. Sono costruiti utilizzando una pluralità di strategie musico-retoriche. Ad esempio, il primo tema di ogni Sonata deriva direttamente dalla forma latina della frase che raffigura. Ogni frase, quindi, potrebbe essere effettivamente cantata, in latino, sulle note del primo tema. Haydn, inoltre, interpreta il contenuto spirituale di ogni frase, utilizzando sia elementi descrittivi sia atmosfere simboliche.
La prima Sonata si riferisce alla preghiera al Padre di Gesù, che intercede per coloro che lo crocifissero. La richiesta di misericordia di Gesù a loro favore è resa attraverso una musica di squisita dolcezza, con una melodia lunga di generosa ampiezza. Con il progredire della passione di Cristo, le frasi diventeranno più contratte sia in lunghezza che in portata. La tenerezza della compassione di Cristo è evocata attraverso l'uso copioso delle appoggiature.
La seconda “Parola” è stata indirizzata da Gesù al “buon ladrone”, che aveva chiesto al Salvatore di ricordarlo una volta raggiunto il suo regno. Gesù risponde promettendogli la salvezza: quello stesso giorno sarebbero stati insieme in cielo. L'uso da parte di Haydn di accordi marcati e ripetuti riesce a trasmettere un doppio simbolismo musicale. Da un lato può alludere all'asprezza della loro sofferenza, alla loro condizione di persone fissate sulle croci tramite chiodi (evocati dagli accordi martellanti). Dall'altro, potrebbe significare l'autorevolezza e la solennità della promessa di Cristo al ladrone. Lo stesso tema presentato nel modo minore all'inizio del brano viene poi trasfigurato quando suonato nel modo maggiore e con un accompagnamento increspato di arpeggi: la terribile condizione degli uomini agonizzanti sarà radicalmente cambiata quando varcheranno le porte del paradiso. La Coda del pezzo sembra rappresentare il paradiso come un luogo di felicità infantile, con una certa dose di ironia e sorrisi cordiali.
La terza Sonata è incentrata sulla Vergine Maria, alla quale suo Figlio affida il suo discepolo prediletto, Giovanni, e che a sua volta è affidata alle cure di Giovanni. La musica di Haydn è permeata da eleganza e gentilezza, come se raffigurasse la femminilità e la "grazia" di Maria. Al contrario, la successiva Sonata è tragica e quasi disperata, smarrita. Rende il grido doloroso di Cristo, quando si è sentito abbandonato dal Padre. Questa sensazione di abbandono è resa musicalmente attraverso passaggi timbricamente incerti, dove non è previsto alcun accompagnamento, lasciando la melodia precariamente sospesa e l'ascoltatore alla ricerca di elementi di riferimento.
Una seconda Introduzione spezza il ciclo in due parti. Ricca di contrasti di volume e suono, prepara l'ascoltatore alla quinta “Parola”, Sitio – Ho sete. L'abbondante uso di crome staccato, ripetute ossessivamente per tutto il brano, sembra ancora una volta trasmettere una doppia impronta simbolica. Suggerisce le tanto desiderate gocce di pioggia e, allo stesso tempo, la pungente crudeltà della sete provata da Gesù sulla croce.
Il compimento della Passione è rappresentato nella sesta Sonata. Il suo motto, che mette in musica le parole “Consummatum est”, “è compiuto”, è ripreso in duplice modo da Haydn. All'inizio del brano è solenne, grave, sacerdotale: suggella il compimento della sofferenza e della missione redentrice di Cristo. Successivamente, diventa lo sfondo di una melodia gioiosa, serena e quasi giocosa, su cui si costruisce un trionfo. In modo tipicamente giovanneo, la croce è il trono regale di Cristo e la sua morte è la sua vittoria.
L'ultima Parola rispecchia la prima, in quanto entrambe sono preghiere al Padre. In questo caso, Cristo abbandona il suo spirito nelle mani del Padre. Questa Sonata è caratterizzata da pacifica serenità e luce; si chiude sui battiti sempre più rarefatti del cuore di Cristo morente.
Eppure, la sua morte è un momento altamente drammatico: se molti dei presenti l'hanno ignorato, la Terra stessa ne è rimasta profondamente scossa, come riportano i Vangeli. L'ultimo pezzo della serie è il terremoto, che lascia una profonda impressione sugli ascoltatori.
Le Sette Parole di Haydn sono qui registrate nella versione pianistica realizzata da Carl Czerny, un grande pedagogo pianistico che era stato allievo di Beethoven. Rispetto alla versione "autorizzata" di Haydn, questa rende più fedelmente la ricca trama orchestrale dell'originale di Haydn e consente più effetti pianistici. Include entrambe le Introduzioni ma non ha i ritornelli.
La versione di Czerny era probabilmente concepita per le esecuzioni a casa o in salotto; la nuova società borghese poteva quindi praticare sia la devozione vera e propria sia la religione dell'arte allo stesso tempo, quando interpretava tali opere spirituali. La stessa destinazione era stata probabilmente pensata da Carl Reinecke quando, circa un secolo dopo Le sette ultime parole di Haydn, scrisse i suoi Biblische Bilder op. 220 (1893). Questo ciclo è qui registrato per la prima volta, come testimonia Stefan Schönknecht, discendente diretto di Reinecke che ha gentilmente scritto la dichiarazione sotto riportata.
I quattordici brani che compongono il ciclo sono stati probabilmente concepiti come una perfetta strenna natalizia, come si evince dalla partitura pubblicata riccamente decorata e dal fatto che quattro brani si riferiscono al periodo natalizio. Si può presumere anche un pubblico femminile previsto, considerando l'alta percentuale di personaggi femminili (Ruth, Agar, Rebecca e, ​​naturalmente, la Vergine Maria).
Tuttavia, Reinecke ha riversato la sua profonda conoscenza della Bibbia e la sua stessa fede nel suo lavoro. I quattordici brani sono suddivisi in quattro volumi, composti rispettivamente da quattro, tre, quattro e tre pezzi. Ci sono parallelismi tra i brani corrispondenti della serie: Ruth (n. 1) e i pastori (n. 8) sperimentano la trascendenza mentre si occupano del loro lavoro quotidiano nei campi; Agar e Ismaele nel deserto (n. 2) corrispondono a Maria e Giuseppe che arrivano a Betlemme (n. 9); David tranquillizza Saul con la sua lira (n. 3) e il riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto è confortato da un angelo che suona la musica (n. 10). Nel sogno di Giacobbe (n. 4) una scala porta al cielo, e nel cammino dei Magi (n. 11) una stella indica dove cielo e terra diventano uno, nell'incarnazione di Gesù. L'eroismo abnegativo di Giuda Maccabeo (n. 5) si rispecchia nelle opere generose del Buon Samaritano (n. 12). Rebecca trovò il suo futuro sposo presso un pozzo (n. 6), e Gesù trasformò l'acqua in vino alle Nozze di Cana (n. 13); la danza frenetica e idolatra del Vitello d'Oro (n. 7) è controbilanciata dall'immobilità del paralitico, guarito dall'Unico Salvatore (n. 14).
Elementi esotici si ritrovano nelle prime tre parti, insieme a raffigurazioni sonore (l'arpa di Davide, le cornamuse dei pastori e le evocazioni dell'acqua nei nn. 6 e 14). Tre pezzi mostrano citazioni di opere di poeti tedeschi. I testi citati nei nn. 2 e 14 sono estratti da Palmblätter di Karl Gerok (1815-1890), una pubblicazione di grande successo e splendidamente decorata che raccoglie la poesia sacra di questo autore e pastore romantico. La poesia che illustra la fuga della Sacra Famiglia, invece, è del grande poeta romantico Joseph von Eichendorff (1788-1857).

Questa combinazione di musica, teologia, arte visiva e ispirazione biblica costituisce quindi un risultato multisensoriale e spiritualmente stimolante di Carl Reinecke: una collezione che merita di essere meglio conosciuta e che offre allo stesso tempo molta bellezza estetica, immagini narrative e contemplazione religiosa.