Eminenze, Eccellenze, Signori Ambasciatori, Accademici ed Autorità presenti, Signore e Signori,

è con vivo piacere e profonda riconoscenza che desidero rivolgervi il mio saluto ed esprimere a Voi, ma innanzitutto al Santo Padre, la mia sentita gratitudine per l’assegnazione del Premio delle Pontificie Accademie. Si tratta di un riconoscimento che mi lusinga e mi onora, che rappresenta per me un incoraggiamento importantissimo ed uno sprone ad impegnarmi sempre di più affinché la mia arte ed i miei studi possano davvero portare “scintille di bellezza” nel mondo di oggi.

Per noi strumentisti, la dimensione simbolica della musica è il terreno su cui quotidianamente ci confrontiamo con noi stessi e con gli ascoltatori. La musica strumentale suggerisce, non impone; bussa alla porta degli ascoltatori, offrendosi loro come via d’accesso all’infinito ma anche rispettando sovranamente la loro libertà e i tempi della loro anima, i modi unici ed imperscrutabili in cui la voce di Dio ha scelto di parlare loro e di attendere la loro risposta. In molte occasioni ho avuto la grazia di constatare che le persone più semplici, a volte anche quelle meno colte ed educate, sono talora le più disponibili e recettive a questo linguaggio: la loro sensibilità più volte mi ha commossa, e ha contribuito in modo determinante a mostrarmi il senso ed il significato del mio impegno e della mia attività. Tuttavia, proprio in quanto si offre diversamente alla diversa sensibilità delle persone, la musica mi ha anche mostrato la sua capacità di toccare il cuore di persone che entrano in una sala da concerto aspettandosi “solo” un’esperienza estetica, e talora ne vivono una quasi estatica, un momento di rivelazione della trascendenza e di intensa commozione. In tutto ciò, chi agisce – secondo me – è lo Spirito di Dio che si serve della musica e dell’ingegno dei compositori; nel mio piccolo, cerco di farmi tramite di questo mistero, semplicemente provando a non offuscare e non soffocare lo sfolgorare di queste scintille di luce.

Pur riconoscendo che di questo mistero io sono solo uno strumento, e che tale realtà non è attingibile e comprensibile pienamente dalla mente umana, non posso tuttavia non interrogarmi, cercando di capire come operi questa realtà misteriosa. Ritengo anzi mio dovere cercare di approfondire il più possibile questi temi, sapendo che la mia consapevolezza si tradurrà in un servizio sempre più commosso ed appassionato al Logos che parla anche attraverso la musica. Per questo cerco di studiare, documentarmi ed informarmi, nella musicologia e nella teologia, per scoprire, tramite la prima, come funziona il linguaggio misterioso della musica, e, tramite la seconda, cosa può voler dire il Verbo a coloro che lo ascoltano, anche tramite la mia musica.

Si tratta di una ricerca destinata a durare per tutta la vita, e di cui so in partenza di non poter ambire che a sfiorare e lambire i margini; ma è una ricerca che dà senso al cammino stesso, perché mi aiuta a sviluppare un senso di incanto e stupore di fronte alle meraviglie che Dio opera ed agli strumenti di cui si serve per realizzarle. Non è un cammino facile, peraltro; ed è per tale ragione che momenti come questo sono particolarmente preziosi, ponendosi come pietre miliari di un sentiero, che indicano come una parte della strada sia stata già percorsa, e confortano mostrando che si sta camminando – pur con tutti i propri limiti e i propri errori – su una strada buona. Grazie, perciò, a chi ha voluto darmi fiducia, nel doppio significato della frase: a chi mi sta dicendo, con la sua presenza e il suo sostegno, che si fida della mia possibilità di continuare su questo cammino, e a chi, in tal modo, mi sprona a continuare. A tutti la richiesta di sostenermi anche con la preghiera, che è il dono più prezioso che ci si possa scambiare fra compagni di cammino. Grazie!

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