Sì bella e perduta

L'Arena di Pola, 15 marzo 2014

Dal 3 marzo è acquistabile in versione cartacea o in pdf (www.lulu.com) il libro di Chiara Bertoglio Sì bella e perduta. Gli esuli istriani e il canto del Va’, pensiero. Si tratta di un’ampia ricerca multidisciplinare (336 pagine) che attinge ai risultati di un questionario diffuso dalla giovane autrice fra alcuni esuli giuliano-dalmati, oltre che a fonti bibliografiche e orali. Dopo una disamina degli eventi storici e della vita musicale in Istria, a Fiume e in Dalmazia (dove già in epoca risorgimentale venivano spesso eseguiti vari canti patriottici verdiani), il focus si sposta sul Va’, pensiero a Trieste e sulla musica dell’esilio, fino a concentrarsi sul significato del Va’, pensiero per gli esuli, sulle occasioni e i contesti per cantarlo, nonché su alcuni aspetti sociali, religiosi e funebri di questa ormai consolidata tradizione canora identitaria.

«Il rapporto affettivo che lega gli esuli istriani, fiumani e dalmati al Va’, pensiero – spiega Chiara Bertoglio – è qualcosa che tutti sentono, che tutti condividono e che unisce più di qualsiasi altro segno o simbolo; e questo è il fenomeno incontrovertibile che ci siamo trovati davanti, confermato da tutti e vissuto con la medesima intensità presso ciascuno degli esuli con cui abbiamo parlato».

«Quando gli esuli – rileva l’autrice – desiderano manifestare in modo pieno la propria identità comune, che trascende la località delle origini, si affidano al canto del Va’, pensiero; ma, nel loro sentire, il Va’, pensiero è un canto ad essi proprio, il canto “nostro”, che li differenzia e li distingue dagli altri italiani». E’ il «canto degli esuli giuliani e dalmati», «di persone che si sentono comunque straniere, sradicate, non accolte, ignorate e talora tradite». E’ «uno straordinario strumento per cementare un’identità di gruppo», «la “colla” che tiene unito il popolo della diaspora». Infatti «sentire insieme la medesima nostalgia, lo stesso rimpianto, la stessa lacerazione è un modo efficacissimo per sentirsi realtà sociale unitaria, definita, comune».

Quest’aria verdiana «è un ingrediente indispensabile dei raduni e degli incontri, è un canto “di chiesa” ed accompagna i riti funebri». Dunque un inno religioso, solenne e serio, «l’espressione del sentimento comune degli esuli, ossia un’espressione comunitaria», ma al contempo anche qualcosa di privato, di intimistico.

La 31enne concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente Chiara Bertoglio è torinese, ma socia del Libero Comune di Pola in Esilio in quanto sua madre, Grazia Del Treppo, è esule da Canfanaro. Lo studio sul Va’, pensiero risale al 2005 ed ha già vinto i premi letterari e di ricerca “Loris Tanzella” ed “Ignazio Gherbetz”. Alcuni frammenti sono stati pubblicati nei “Quaderni del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno” (n. XIX/2008, pp. 389-538), in “Musica e Storia” (n. 3/2007, pp. 661-678) ed in “TRANS” (www.sibetrans.com, 2009).

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